Thank you

Thank you

Thank you Sant’Antonio

Vado con Gerardo, che passa a prendermi con lo scooter.
Ha il Tucano, come tutti a Milano. E in effetti Gerardo è uno dei più “milanesi” che conosca ad Angri.
Ma non diteglielo, mi odierebbe. (No, Gera’, non leggerlo!)
Assieme andiamo allo stand del ritiro pettorali: lui resta lì per dare una mano a distribuirli, perché non gareggia; io ritiro il mio e vado a cambiarmi.
Corricchiando nel pre-gara ritrovo tutti, compagni di squadra e persone incontrate negli anni.
Siamo una specie di maxi clan tribale, frazionato in piccole tribù di squadre, sempre tenute vive da rivalità interne più o meno dichiarate: che comprendono gente che sul traguardo ti travolgerebbe con una trebbiatrice e pacifici runner che chiudono le gare come lord inglesi, a momenti col monocolo sull’occhio.

Faccio gli allunghi finali con Mario, grande esempio e ottimo runner di categoria.
Colpo di cannone (vero) e si parte. Gigino dice che ha pure Amplifon tra gli sponsor.
Corro senza guardare l’orologio.
Non mi sono allenato durante la settimana per un polpaccio contratto. Si è contratto lui per me, per tutto il casino della settimana passata. Lavoro, formazione, ritorno a casa.
Mi affido alle sensazioni, mi gestisco in progressione. Vado, risalgo il gruppone a mo’ di salmone, tranquillo ché a Sant’Antonio non ci aspettano orsi sulla riva.
Percorso nuovo, un fiume di gente. L’organizzazione di una gara sempre sorprendente, che fa più iscritti di tante gare nazionali. Ci vuole talento anche in questo.

Rimonto pian piano, aggancio Lello e poi Ciro, con cui taglio il traguardo. Piccolo incidente diplomatico all’arrivo, con un sorpasso ai nostri danni sul filo degli ultimi metri.
Crono finale decente, sensazione di grande tranquillità. Non solo in gara, per la gara.
Ho il cuore calmo e la testa piena. Ho dormito niente nelle ultime notti. Una civetta con due occhiaie notevoli.

Thank you Nocera

Faccio due su due alla seconda domenica utile (e ho già in programma il tre su tre).
Si va a Nocera.
Il percorso, nuovo anche questo, passa per le due città omonime, una Inf. e una Sup.
Nocera è un po’ casa mia: ci vado, ci ho “vissuto”, da quando avevo tredici anni.
Sono in auto con Gigi, Giovanni e Mario. Trovo lì Andrea prima e Antonino poi, due runner di Strava cui ho dato una faccia a Montoro, due scalmanati.
Avrei il “compito” di correre con Antonino, ma lui è incontenibile perché è davvero la sua gara di casa e ci tiene a fare bene.
E parte a cannone. Figurato.
Nessun colpo stavolta.
No, non gli sto dietro. Vado a ritmo impegnato, cerco di tenere sempre lo sguardo sul gruppetto davanti a me, ma non vado mai troppo sotto sforzo con la respirazione.
Vescovado, Battistero, acquedotto di Nocera Superiore, Portaromana, Grotti, il GibbiVico, la stazione, il corso vecchio. Ultimo chilometro.
No, non ce la faccio a sprintare, ma non mi interessa.
Va bene così.
Quest’ultimo chilometro io me lo godo. Non ci faccio il personale, non è il più veloce che io abbia mai corso. Non è particolare, non c’è niente per cui raccontarlo.
Ma sento ogni passo, penso a ogni appoggio, lascio andare le spalle e il collo.
E infatti guardate che foto, belli.

Il crono finale è positivo. Il piazzamento anche.
La preparazione per la maratona continua.
Domenica prossima ho in programma una corsa folle.
Oh, è colpa mia.
“Hai scelto tu di preparare la maratona”.
Eh, lo so.

Credo sia giusto così. Credo che non ci sia giorno migliore di oggi.

P. S.
Sì, è una specie di post sulla gratitudine.
Personale e poco tecnico. Perciò vi regalo un piccolo bonus.
L’ispirazione:

Thank you India

Non ho mai amato questa canzone.
Anzi, non ho mai amato Alanis particolarmente.
Eppure lei è un pezzo della mia emotività. Arco temporale: adolescenziale.
Credo per via di una routine dell’animo (mio, ma non credo d’essere solo): cioè, se vedo amare, amo anch’io.
(Se ci troviamo di persona, davanti a un caffè, se volete, ve ne parlo di questa cosa, di quando mi è capitata. Una storiella sulle epifanie che mi piace molto)
E io vedevo un mio amico, insospettabile, commuoversi per Alanis. Così ho imparato ad amarla.
La ascolto come fossi lui.

Sono tornato a casa lo scorso weekend.
In una settimana ho lasciato Milano e sono tornato a casa per restarci almeno un po’ di mesi.

Thank you terror
Thank you disillusionment

Eh, raga’.
Uno ci deve passare.
Serve.

Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you, thank you silence

Le circostanze creano i presupposti per le decisioni. Io le ho fortificate nel silenzio.
E così, sabato l’altro di mattina ero in treno con un trolley da una tonnellata; di pomeriggio stavo facendo la spesa per la colazione; sabato sera dicevo “sì” alla gara del giorno dopo; domenica mattina stavo gareggiando.
Col cuore leggero. Allegro. Grato come un qualsiasi giocatore NBA su Instagram.

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