Primavera al parco – 10 km al Bosco di Capodimonte

Primavera al parco – 10 km al Bosco di Capodimonte

La maratona è uno spartiacque.

La mia vita, in parte anche quella che non riguarda la corsa, s’è scissa in prima e dopo la maratona.

Non vi fa ridere “spartiacque”?
A me piace pure “frangiflutti”.
Ma tempo fa mi hanno preso in giro per averla usata, come parola, inibendomi.

Perché abbiamo tutta questa variabilità lessicale per indicare oggetti che separano le acque?
È una specie di complesso di Mosè?

Domenica 28 aprile, “La Primavera al parco”, 10 km all’interno del bosco di Capodimonte, una zona collinare di Napoli.

Per la cronaca:
hanno vinto Annamaria Capasso in 41’16” tra le donne e Akhal Hicham in 32’06” tra gli uomini.

La classifica la trovate linkata ed è stata curata da Pasquale Pizzano di garepodistiche.com

Vi riporto qui il link di Strava, così potete vedere la mia gara:

Il percorso di gara ha richiesto un po’ di impegno e di concentrazione supplementari: in parte lo ricordavo, in parte no; in terza parte è stato leggermente modificato per dei lavori in corso.
Molte le superfici su cui si è corso; varia l’altimetria, anche se non condizionata da salite lunghe; parecchie curve, alcune piuttosto strette.

La cronaca personale:
lasciata l’auto in un parcheggio distante dall’ingresso del parco, chiacchieriamo, camminando verso la zona di raduno.
Vedo gli alberi in lontananza e sono contento.
Mi manca un parco.
Entriamo ed è pieno di gente: lungo i viali e nelle aiuole, sui prati e sulle panchine. Andiamo verso l’area di partenza. Dal palco gli speaker raccontano il pre-gara, ridacchiano; le casse gracchiano.
Io, Gigi e Giovanni veniamo ospitati sotto i gazebo di una società amica, lasciamo lì le borse. Gigi è convinto che queste siano le gare adatte a me: saliscendi e curve.
Manca poco più di mezz’ora. Mi cambio, attacco il pettorale e vado a riscaldarmi.

Mi faccio un’idea del tipo di gara da fare.
Ci tengo a spingere per capire come sto dopo la maratona.
Tiro quattro, cinque allunghi. Mi sento bene, non benissimo.
Mi brucia un po’ lo stomaco per il caffè, ma non posso dare la colpa al bar: mi sono avvelenato da solo a casa.

Vado all’arco della partenza. 
Sto imparando a partire bene: riesco a mettermi quasi sempre dietro i primi.
Dopo pochi minuti parte il conto alla rovescia.
A due secondi dal via attacco il gps, poi inizio a correre.

Sono piazzato bene.
In cento metri esco dal gruppetto di partenti che ho intorno.
Vedo i primi due prendere già un po’ di vantaggio, poi conto quanti sono davanti a me.
Sono tra i primi venti, va bene così: il terzo è a poche decine di metri.

Il primo chilometro passa veloce, non guardo il gps.
Al secondo stacco il primo giro. Guardo l’andatura; la valuto.
Ragiono: non ha molto senso farlo, cioè tararmi sull’andatura. 
Il percorso non è regolare abbastanza da fare calcoli sul ritmo.
Punto a piazzarmi meglio possibile in classifica.

Usciamo dal parco, andiamo sul vialone esterno. 
Dritto, asfaltato, in discesa. Si corre senza fatica. Cerco di respirare bene e rilassarmi.
Quando rientriamo nel parco, fine del relax: i sentieri hanno curve strette e superfici sconnesse. Tengo il mio ritmo, rosicchio qualche posizione.

Finito il primo giro sono tra i primi dieci.
Sono sempre a poca distanza da chi mi precede e da chi mi segue, ma corro da solo.
Davanti a me vedo un paio di runner che conosco.
Sesto, settimo chilometro: sono ottavo. Tengo botta anche al chilometro successivo.
Il sesto e il settimo in classifica non sono molto distanti; anzi, sembra stiano rifiatando. Senza spingere, recupero terreno su di loro.
Quando siamo al nono chilometro, passiamo per la seconda volta davanti alla Reggia, raggiungo e sorpasso in poche centinaia di metri prima uno e poi l’altro.

Non mi guardo indietro. Seguo il percorso, vedo il traguardo, accelero e chiudo in sesta posizione.

All’arrivo due crostate diverse.
Due.
Mi pare di capire che il cambiamento culturale sia quasi assodato. Finalmente.
Ed erano buonissime: con il frangipane sotto la confettura.
Molto soddisfatto.

Volete sapere com’era il pacco gara.
Lo so, lo so.
Premio in materiale tecnico molto apprezzato: uno smanicato, (quasi) della mia taglia e ben fatto; il resto: spesa alimentare da supermercato con prodotti non proprio ricercatissimi.

Vi è piaciuta questa perifrasi?

Il progetto di restare al parco a bivaccare è annullato.
La giornata primaverile piega verso l’autunnale.
Ce ne torniamo a casa; il bivacco lo facciamo sul divano.

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