Corsa e dolori

Da quando ho iniziato, non ricordo periodi di corsa senza dolori.
Né ricordo di avere mai parlato con altri runner che non ne avessero.

Esistesse un dio dei runner, parafrasando quello biblico, avrebbe certamente scacciato la nostra genìa dall’Eden podistico, lanciandoci questa maledizione.

È una costante esistenziale, il vero tratto che ci accomuna tutti.
Anche più dell’abbronzatura ridicola con cui ci presentiamo all’inizio di ogni estate.

Per questa ragione tendo a non preoccuparmi molto, quando ne avverto, e a rincuorare chi ha appena iniziato, quando me ne parla. Difatti, per chi ormai è esperto – e in genere non ipocondriaco – i dolori diventano più o meno familiari.

Ed eccovi la ragione di questo articolo: come faccio a capire se questo dolore è un infortunio o no?

(In questo articolo non c’è scienza, solo buon senso; leggete la mia esperienza, ma fidatevi degli esperti del settore – che non sono i guaritori truffaldini che propinano soluzioni rapidissime)

Un elenco di valutazioni con un senso recondito

  1. I dolorini, quelli piccoli e appena fastidiosi, non valgono.
    Altrimenti non riuscireste a fare nemmeno due allenamenti a settimana. E tre è il minimo sindacale.
    1. bis – Specialmente se siete principianti, i dolorini sono sintomatici di un adattamento progressivo al nuovo sforzo cui vi state sottoponendo.
  2. La tipologia di dolore è importante.
    Col tempo si impara (più o meno) a distinguere un dolore preoccupante da uno che non lo è.
  3. L’intensità del dolore conta, ma non è tutto. Cioè, se cadete in una buca di dieci metri (veramente vi è capitato?!), dopo sarete parecchio doloranti. Ecco, quel dolore consideratelo.
    Altre volte a un dolore acuto non corrisponde un infortunio.
  4. Di più conta la persistenza del dolore.
    Se un dolore non scompare dopo una settimana, c’è qualcosa che non va.

Ripeto: trovatevi una mini équipe di professionisti: un fisioterapista, un osteopata, un medico dello sport. Di questi fidatevi.
Parere mio: non buttate soldi in terapie di poco o nullo impatto.

Strategie (per citare Manuel Agnelli)

Se siete principianti e avvertite dolorini, basta lamentarsi, mammolette.
(Ah, finalmente l’ho scritto, “mammolette”; in un altro articolo inserirò pure “fottuto” e sarò un blogger soddisfatto).
Piuttosto, valutate bene e con raziocinio questi fattori:

  • Siete stati fino a poco fa estremamente sedentari? Male.
    Cominciate gradualmente e tenetevi i fastidi in silenzio.
  • Siete in sovrappeso?
    Se siete stati anche sedentari e proprio non potete fare a meno della corsa, valutate un inizio con l’alternanza di camminata veloce e corsetta.
    Sì, velatamente vi sto consigliando di cominciare con uno sport meno stressante per il fisico e di rimettervi in forma prima.
    La corsa è alla portata di tutti, ma non è per tutti.
  • Avete scelto le scarpe adatte?
    Se avete ripreso quelle vecchie, storte e sfasciate di quando andavate in palestra tre anni fa, vi appicco fuoco alla scarpiera.
  • State gestendo l’aumento dell’impegno gradualmente?
    Buona norma vuole che non si aumenti il volume dei chilometri settimanali più del 10% (ossia, avete corso 30 km la settimana precedente; in quella successiva, mirate a 33 km e non direttamente a 40).

Se siete esperti, passate oltre i dolorini da principianti, preoccupatevi solo dei dolori persistenti.
Per un esperto paradossalmente è un po’ peggio, perché si entra in una dimensione eroica del dolore, col quale e sul quale si corre e che viene raccontato come una compagnia che dà più valore agli allenamenti.
Purtroppo, brutta notizia, più si corre, più ci si abitua al dolore e maggiormente lo si sopporta.
Guai in arrivo.
Dunque?
Siate coscienziosi. Non sottovalutate, né sminuite il dolore e il fastidio che si protraggono.

Lo dico? Lo dico davvero? Tappate le orecchie ai bambini.

Nel caso così fosse, fermatevi.

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