Me la ricordavo tutta e anche abbastanza bene. Perciò, quando ho dovuto decidere quale gara correre alla fine del macroperiodo di allenamento, ho scelto la CorriSaviano.

Partiamo a un orario umano.
Andiamo in auto con Vincenzo, che conosco da una vita, da quando entrambi giocavamo a basket da bambini. Poi per anni niente. E ora ci ritroviamo a correre per la stessa squadra, l’Antoniana.
Bello ritrovarsi, accomunati dalla stessa passione.
E il viaggio con noi lo fanno anche Maria, Manuela e Anna, che conoscevo solo di vista. Chiacchieriamo, si sta bene.

Generalmente sono in buona condizione a fine autunno/inizio inverno.
Preferisco il freddo. Col caldo se ne scende la pressione. E odio tutti, un po’ anche la corsa.

Una gara scorrevole, quella di Saviano, e quasi totalmente pianeggiante; con poche curve insidiose. Ottima la partenza, larga e con la griglia davanti.
E non lo evidenzio per fare lo sborone, ma perché non so partire, altrimenti. Finisco incastrato nei grupponi (leggi, se vuoi, il resoconto della gara di Roma del mese scorso) e poi devo fare scatti e scattini, scartare tra la gente. Perdo tempo. Particolare di primaria importanza in questo caso: a fine periodo bisogna fare una verifica.

Protetto dalla griglia, parto benissimo.
Mi piazzo dietro i primi, parto subito forte. Corro subito liberamente, niente votta votta iniziale. Riesco a contare le posizioni di quelli che mi precedono. Mi aggancio a un gruppetto di persone che non conosco, finché non mi raggiunge Peppe Olimpo, che è un runner mitologico, nonché compagno di avventura in terra milanese un po’ di tempo fa.

primo giro della CorriSaviano 2019
CorriSaviano, passaggio al primo giro. Peppe Olimpo, da Frecciarossa qual è, fa la locomotiva.


Se c’è Peppe, stiamo andando forte. E infatti gli intermedi sono quelli giusti.
Fatto un primo giro al centro del paese, ci si allontana da questo e si corre per qualche chilometro in leggera salita.
Ho in mente un ritmo finale. Ricordando questa salita, punto a tenermi su quel ritmo o un paio di secondi più lento al chilometro, ma non di più. Il piano – scontato, eh – è di spingere in discesa.

E spingo realmente in discesa. Lascio andare le gambe e cerco di rilassarmi.
Belle delle signore, che ci incitano davanti il cancello di casa. E non lo fanno sbadatamente, sono proprio calorose.
Le ringrazio con una specie di inchino e un sorrisone. A me queste piccole cose gasano.

Ritorniamo al centro di Saviano e mancano tre chilometri alla fine.
Guardo l’orologio, guardo l’andatura, faccio un paio di calcoli. Il tempo è giusto per stare sotto i 35′, che mi pare un ottimo tempo per me.
E allora insisto.
Sto bene. Le gambe girano, sono di buon umore.

Passiamo per le stradine del centro. Sono vicoletti. Fuori dai bassi ci sono famiglie con i bambini piccoli che fanno il tifo per noi. Sono allegri, sono giovani.

Ultimi cinquecento metri. Non spingo a tutta, le gambe non le sento reattive al meglio. Tengo botta e mi tengo dietro un gruppetto di due, in cui c’è Salvatore, un mio coetaneo che ritrovo sempre alle gare. Infatti quasi abbiamo più foto assieme io e lui, che io e le mie sorelle.

arrivo CorriSaviano 2019
Arrivo della CorriSaviano 2019 – Salvatore è appena passato. Lui non so chi sia.

Il tempo finale è ottimo per me. In assoluto e rispetto a questo periodo.
Bene al traguardo anche Vincenzo, meglio di quanto si aspettasse.
(La classifica per i curiosi è al link qui sotto:
https://saviano-2019.garepodistiche.com/classifica_generalesmry.php )

Ripensavo poi alla gara, mentre correvo di fianco al laghetto di Bruzzano.
All’alba, con poca luce, la nebbiolina sul pelo dell’acqua.
Le braccia aperte, un freddo che mi diceva “casa”.

Il giorno dopo la gara di Saviano sono tornato a Milano.
Sto cercando gare a cui partecipare.

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