‘Nnagg,
vi ho lasciati lì, percossi e attoniti, senza darvi nunzio di me.
Mi assumo tutte le responsabilità. Del resto, è placido, il blog è mio.

Cos’è successo nel frattempo?
Non bruciamo le tappe
(ma voi avete mai visto qualcuno bruciare signore piccole piccole? Se sì, chiamate subito le forze dell’ordine: è tentato omicidio)
e procediamo con ordine.

1.
Ho sospeso gli allenamenti
Alla notizia della serrata mi sono spaventato. Non è un sentimento che provo spesso. Cioè, non sono uno sborone, valuto prima di agire, ma non mi stresso troppo se devo fare le cose, specie quelle fisiche. Anzi. Figuriamoci se poi la prova fisica riguarda allenamenti e corse. Ho solo bisogno delle scarpe, poi vado ovunque e comunque.
E invece in questo caso no.
Il bombardamento di notizie, l’allarmismo, ma soprattutto la percezione di fastidio, misto a montante odio nei confronti dei runner, mi ha bloccato. Stranamente anche per me stesso.
Mi sono sentito mortificato, ho optato per uno stop totale. Ho avuto paura e sono incappato in un momento di crisi profonda, proprio fisica. Mi sono spaventato.
Per una settimana non ho corso e non mi sono allenato. Sono passato dal tentativo di fare il personale in mezza maratona, da quasi 100 km settimanali, a zero.

2.
Poi ho detto basta
Ho ripreso gli allenamenti.
Il giorno prima della stretta ulteriore, 20 marzo più o meno, sono andato ad allenarmi, facendo il giro dell’isolato. Sensazioni buone, sguardi perplessi, relativa soddisfazione.
Peccato che a sera l’ennesima conferenza stampa del premier, corredata da dichiarazioni dei politici locali lombardi, abbia ulteriormente ristretto il campo d’azione.
In questa situazione, anziché farmi venire una mossa, mi sono messo al tavolo.

Immaginate la scena: casa milanese piccolina, tuttavia soggiorno abbastanza spazioso, tavolo tondo vecchio come le baionette, sedie con seduta sfondata, io al mio posto, penna BIC e fogliettino con schema dei giorni a venire e legenda degli allenamenti da fare.

Fino al 15 aprile si fa la botta?
Benissimo, verimm chi è cchiù tuost. Ho sfidato spiritualmente Mandela
(eh, lo so, mi serviva un modello esistenziale importante e imperturbabile, e più di Nelson, che ha corso per venticinque anni in cella, sul posto, ogni giorno, per un’ora, non me ne sono venuti in mente)
e ho cominciato a correre sul posto, in casa, attorno al tavolo, tra le stanze.
Andature tecniche, balzi, skip. E poi il solito giro di esercizi a circuito: braccia, core, gambe. Un’ora al giorno, tutti i giorni, venticinque giorni.
Lentamente le endorfine sono tornate mie amiche.

3.
Poi ho letto per bene l’ordinanza
E ho telefonato ai carabinieri.

(vabbuo’, ridete, vi capisco, ho riso anch’io di me stesso, è tutt a post),
ho fatto proprio così.
Arrivato al 15 aprile, confortato da notizie in miglioramento, più sereno per l’atmosfera in strada, ho chiamato la stazione locale dei carramba.
– Pronto
– Salve, posso rubarle un minuto per un’informazione?
– Mi dica
– Posso andare a correre?
– Certo. Entro 200 metri dal posto in cui vive e secondo le norme di sicurezza previste
– Meglio se vado in certi orari? Tipo alba o a sera?
– Uguale
– Grazie, buon lavoro
– Buona giornata
Mi sono preso un giorno per pensarci, non ero convinto, temevo gli sguardi storti e le facce di cazzo della gente, intanto fittiavo le mie Adidas Boston con gli occhi dell’amore: “Ve scass… Manca poco e ve scass“.

Il giorno dopo sono andato. Tardo pomeriggio, vestiario solito, scarpe allacciate, mascherina e sono sceso. Venticinque giri intorno all’oratorio sotto casa. 10 chilometri e poco più, al ritmo del fondo lento svelto.
Ai primi giri mi sembrava di avere il bacino legato e i piedi piatti, poi ho abbassato le spalle, ho respirato bene e mi sono lasciato andare.

Sto correndo da otto giorni, non ho saltato un solo allenamento.
Sempre tenendomi entro il limite della distanza, ho variato il giro.
Ora ne faccio uno che mi fa passare anche per un vialetto privato, che separa due parchi di palazzine popolari.
Un angolo di piccola gioia. Gli abeti e i pini alti, verdissimi, i merli che beccano tra i fili del prato, una vecchia pazza che raccoglie erbette spontanee.

Bilancio finale
Rimpiango la sospensione degli allenamenti, ma capisco ora il motivo di quel periodo di debolezza. La questione era molto più ampia di quanto vi ho descritto e ora so spiegarmela. Chiaramente erano coinvolti altri aspetti, ansie e timori, sentimenti e aspettative, estranei alla corsa.
Il nodo della questione è che la corsa ha il potere di sgrassare e ripulire pensieri e brutture. Basta apprezzarla e viverla in quanto tale.
Spoglia del superfluo e restituisce l’essenziale.

Considerazione finale anti-cacacazzi
– Ah, ma tu…
– Sh, zitt.
Così facendo, rispetto la legge, rispetto gli altri, rispetto me stesso.
Mi sento responsabile, per me e per gli altri. E lo sono. Non metto in pericolo nessuno.
E in più sono allergico alle imposizioni immotivate e allo spirito da pecora.

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