Dialogo finale di un romanzo inesistente

– Quindi è un addio
– Fanculo “addio”
– Cazzo significa “fanculo addio”?
– Significa che sono ateo, non ci credo a un dio…
– Idiota, il senso…
– … avresti dovuto dire “a mai più”
– Hai capito cosa intendevo
– Sì. Anzi, avresti dovuto dire “ci si vede”
– Ma non accadrà
– Ripensaci. Dimmi “a domani”
– Sai bene che non c’è domani per noi…
– Ok, sì, il problema siamo noi, ma non il domani
– … e non c’è bisogno di puntualizzare sempre, ché certe cose le capisci da te
– A essere precisi: tu, certe cose non le capisci per te
– Non ci provare a rigirarmi le parole contro
– Io rigiro le parole, tu t’avviti su di te
– Che palle, ma che ne sai tu?
– Sei infelice, ti prendi in giro. Per stare in tema di…
– Le lezioni di felicità dovresti darle tu?
– Ti osservo, ti sento, vedo
– Sì, ma proprio tu dovresti?
– Dare e imparare sono momenti distinti tra loro
– E ammesso pure, cosa dovrei fare, secondo te?
– Non dirmi “addio”
– Ok. E?
– Vivere come ti viene, ma tenermi nei tuoi respiri
– Ok… E?
– Dimenticarmi per ora. Portarmi con te senza pensarci, come fossi il tuo naso. Ti accorgerai che ci sono, incrociando gli occhi. Riderai di una vista così ridicola
– Fanno ridere i nasi
– E saprai di non avere mai fatto a meno di me, smetterai di aggrapparti all’infelicità e mi dirai “a domani”, perché sarò lì
– Sarai il mio naso
– Lo sono già. Hai visto quanti starnuti fai?
– Vero…
– Sono io che ti faccio il solletico
– Che idiota
– Allora, a domani?
– Forse… Forse dopodomani
– Non importa molto. Incrocia lo sguardo, sono lì

Foto di Mario Pulisic via Unsplash

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