Gli occhi

Roma, 5 settembre 2020. L’incontro che dà il via alle attività di Aurora. O kick off meeting. A voi la scelta dell’anglofonia. Un resoconto con canzone finale.

La paura. 

Il virus, la contaminazione, le mascherine, i saluti a distanza. Di gomito, d’avambraccio, di nocche. Impacciati gli abbracci, alcuni almeno, con i culi all’indietro, distanti.

E a fare da contraltare la voglia.

Di colmare la distanza, quella fisica, geografica, che sembrava incolmabile nei mesi scorsi, come non esistessero più treni, autobus, automobili per coprire i chilometri, come se le mattonelle fossero diventate l’unità di misura degli spostamenti. Distanza colmata per volontà, per desiderio di esserci, di partecipare: di nuovo o per la prima volta, poco importa, anzi niente.

Gli occhi sopra le mascherine, in mezzo ai volti profilati. I sorrisi indovinati dalle sopracciglia e dalle rughe, dalle pieghe sul tessuto in corrispondenza della bocca.

Negli sguardi si è vista Aurora.

In quelli vispi della mattina, divertiti dall’ice breaking, dalle bugie richieste a ognuno; dagli occhi voraci sui cornetti di Palombini, attenti sulla presentazione dello stato dell’arte da parte di J. 

Perché Aurora ha gli occhi di Jacopo, che la racconta con lo stesso sguardo che cerca nei ragazzi che saranno parte del progetto. Sono gli occhi del mistico con gli occhiali dell’analista. Di chi sente oltre i sensi e di chi vede e valuta scenari e soluzioni, strumenti e metodi, di chi pondera e costruisce ipotesi. E s’arrovella per trovare il modo di farle diventare tesi, prassi, strade.

Aurora ha gli occhi di Andrea Mei, che è fico come un attore e premuroso padrone di casa, accorto come un antico greco che ospita un viandante per mare, sbarcato sulla sua isola.

Ha lo sguardo lungimirante e partecipativo di Gregorio Dal Pozzo, che puntella quanto detto e propone, salace all’occasione, esperto abbastanza da non sbilanciarsi o da farlo, così come fa anche Andrea Pietrini, che ha gli occhi divertiti e vispi, che puntualizza e sa.

Aurora vigila con gli occhi rapaci del nuovo sodalizio Chiara Castelli-Enrico Bruschini, appollaiati sulle poltrone come gheppi. Non può sfuggire loro una parola o un passaggio del processo, che potrebbero ripetere a memoria, scomporre su richiesta, recitare al contrario.

Ha lo sguardo bonario e sorprendente di Alberto Garrone, ironico e pieno di spunti, e quello felino di Michele Franzese, che dalle retrovie non perde mai di vista ciò che accade, mentre tiene sotto controllo la miriade di attività che gestisce.

Ha le sopracciglia ad arco di Matteo Cerri, accorto e pacioso, sorpreso da una nomina inattesa. Ha la vista vibrante di Fabio Panunzi, che commenta preciso, e di Francesco Pezcoller, mastino del legale.

Ha l’espressione pacata dei due Vincenzo, Vietri e Salvati, Giano bifronte cromatico, divinità complementari della valle dell’Irno.

Ha la sfumatura cerulea di Anastasia Murano e di Silvia Favulli, altra coppia di opposti, stavolta caratteriali: tuono e brezza; affiatatissime e dai tempi comici straordinari, presenze responsabili e affidabili.

Diciamoci la verità, ha pure gli occhi tremolanti di parecchi dopo pranzo, un po’ sfatti nelle poltrone. E sono il primo a confessare il peccato.

Ha gli occhi profondi di Chiara Schettino, che ci raggiunge nel primo pomeriggio. Calma e determinata, provata ma implacabile. Prima tra i Fellow di Aurora, i quali in collegamento pomeridiano via Meet vengono informati dell’accettazione nel programma e dei prossimi step. E si presentano, partecipano, mentono (anche loro, su nostra richiesta), si entusiasmano, fanno domande. E qualcuno è commosso, lo vediamo dalla piega degli occhi di lato.

Ha la gioia di Rita, che a momenti tracima e diventa un pianto: i suoi occhi hanno visto da principio Aurora ancora sfocata e ora la vedono lasciarsi andare e cominciare a camminare. 

E incidentalmente Aurora ha anche il mio sguardo: mobile, ma lievemente astigmatico da una certa ora in poi, quindi impreciso. E chiedo scusa a tutti per ciò.

Dall’incontro, dalla fiducia rinnovata, dall’analisi accorta e partecipata, dalla conoscenza nuova e poi approfondita, dalle risate condivise a tavola e in strada a notte fonda muove Aurora da ora in avanti.

Progetto aperto e senza padroni, in trasformazione ed espansione, alla conquista di quegli orizzonti di cui parliamo spesso, che sembrano un’immagine banale cui fare riferimento, ma che al tempo stesso sono ciò che più ci avvicina alla nostra natura di uomini.

Alzare lo sguardo, osservare intorno, fiutare. Muovere e correre per imparare. Da allora, finora e ancora.

Potete usare questa come colonna sonora, se vi va: 
https://www.youtube.com/watch?v=Zw3WjC6aEVA

Qui il link all’articolo, pubblicato su LinkedIn:
https://www.linkedin.com/pulse/gli-occhi-sebastiano-afeltra/?trackingId=vVvh8O40TfqX2mo1qP9%2FUQ%3D%3D

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