Brutti e piccoli, ma piacenti

1.

Metà dell’ultimo quarto ancora da giocare.

La tribuna, unico spazio che ospita tifosi, è lungo una delle linee laterali del campo e rumoreggia da più di un’ora. Al momento pare gracchiare, come a schiarirsi la gola. L’ultimo canestro ha fatto urlare anche nonne e zii, spettatori improvvisati per la partita dell’anno. I padroni di casa, giovani cestisti di provincia, se la stanno giocando in campo contro i blasonati ragazzi di città. Sul lato opposto a quello della tribuna ci sono le panchine e il banco dei cronometristi, piazzato sotto il tabellone del punteggio.

L’ha segnato la Guardia Underdog, l’ultimo canestro. Una penetrazione spericolata a spaccare il “due” della zona “due-tre”, per buttarsi poi sulla destra, tra l’ala, chiusa a difendere esternamente sul proprio avversario, e l’aiuto del Pivot, una colonna di quasi due metri in completino nero: lento, ok, ma enorme. Un terzo tempo a cadere verso l’esterno, appoggiando la palla al tabellone. Un punto di vantaggio per i padroni di casa.

Raccolta palla dalla rimessa, ora il Play dei Campioncini la porta con calma. È freddo, scaltro: quattordici anni e sembra già un vero giocatore; gli sta di fronte il suo corrispettivo per ruolo, timoroso, a debita distanza. La difesa avversaria ha già recuperato tutta. 

Il Play osserva i nove davanti a sé. Prima di passare la metà campo, chiama lo schema.

Gli esterni incrociano sotto canestro. Sul lato destro dell’attacco esce una delle guardie, che sfrutta un blocco in post basso. Il Play premia lo smarcamento, passa e taglia dal lato opposto. La guardia riceve e come da manuale mette i piedi a posto. Ha il tempo per tirare perché il difensore è inciampato nel blocco avversario. Tentenna, poi lascia partire il tiro.
Gli attaccanti seguono la traiettoria della palla, i difensori cercano l’uomo per il tagliafuori.
La palla rimbalza sul ferro, poi verso il centro dell’area, zona in cui si sta muovendo il mastodontico Pivot. Il lungo di casa non riesce a trattenerne la corsa a canestro già lanciata. Il mastodontico salta il tanto che gli basta, tenta il tap-in con la destra: non va; recupera il rimbalzo del suo stesso tiro con due mani; salta di nuovo tra i due lunghi avversari e appoggia a canestro.
Fermarlo è una questione complessa.

___

– Cazzo, ma non si è mai visto!

– Hanno il pullman della squadra!

L’autobus degli ospiti, splendente, è un cinquanta posti e sta parcheggiato all’esterno della palestra. Quasi tutti i genitori hanno accompagnato i propri figli per la trasferta in provincia, in un’altra provincia. I ragazzi sono alla ricerca dei borsoni nel vano bagagli. Tutti in tuta nera, distinti, composti.

– Guagliu’, avete visto che tute che hanno?

– Non ci credo…

– Noi ne abbiamo due uguali.

– Pure i completini, eh, tutti diversi. Quasi tutti…

– Ja, ma te lo ricordi quello che giocava con noi al minibasket e veniva in camicia agli allenamenti?
– Le cazziate che si è preso dal coach…

– Eh, vabbe’, ma la camicia! Pure lui, però!

– Oh, guarda là! Guarda i calzini di questi!

– Non ci credo.

– I calzini con il logo della società.

– Io comunque i calzini li prendo al mercato, di spugna, un pacco da tre.

– E ti puzzano i piedi.

– Oh, stai calmo, mi faccio sempre la doccia.

– Vabbuo’, ma non ti lavi i piedi.

– Ti rendi conto dell’idiozia che stai dicendo? Mi faccio la doccia e non mi lavo i piedi?

– E allora sono le scarpe. Cambia le scarpe.

– Le Jordan? Una volta nella vita, chissà come me le hanno comprate. Le tengo finché non si sfondano le suole. 

– Poco ci manca.

– Ma statt zitt… Andiamo a riscaldarci, va’.

2.

4:35 da giocare

Campioncini sopra di uno

I genitori, le zie, i cugini, gli amici, le ragazze della pallavolo che devono allenarsi a partita finita e non sono interessate a questi dieci che corrono e fanno rimbalzare il pallone. La tribuna non è mai stata così piena.
La rimessa viene battuta con calma. I ragazzi cominciano ad avvertire stanchezza. I lunghi sono già sotto canestro dall’altra parte. Il play Underdog porta palla nella metà campo dei Campioncini, viene marcato a metà campo dal suo corrispettivo, che lo porta sulla mano debole e gli fa perdere tempo. Riesce a chiamare lo schema con qualche secondo di ritardo. Gli esterni si smarcano. Riceve la Guardia sulla sinistra dell’attacco. Piede perno e finta di partenza verso il centro sulla mano forte. Difensore che si sbilancia, perciò partenza verso l’esterno, dove non c’è nessuno. Il centro mastodontico questa volta si muove con un istante di anticipo e va a chiudergli l’eventuale tiro. Sbaglia l’ala dei Campioncini: non segue il pivot Underdog, ma istintivamente va sotto canestro a coprire lo spazio vuoto. Il Centro Underdog è furbo e conosce il suo compagno di squadra, che è anche amico e fratello-non fratello. E allora si muove verso il centro dell’area, salendo verso la lunetta.
Il Pivot mastodontico esce a braccio alto per scongiurare il tiro, che la Guardia finta, salvo poi in sospensione portare la palla sopra la testa e smistarla forte e tesa, alta, verso il Centro. Ricezione pulita, aiuti in ritardo, palla che non scende mai sotto il petto. Tiro immediato da posizione frontale: due punti puliti di sola retina.

___

– Secondo me, non glielo dovevi dire.

– E che dovevo fare?

– Non glielo dovevi dire.

– Eh…

– Non se lo merita, ti prende in giro.

– Ma no, non è che mi prende in giro. Mi piace, gliel’ho detto, tutto a posto.

– Non gliela dovevi dare questa soddisfazione.

– …

– Come t’è venuto poi?
– Non lo so.

– Tu sei pazzo. Così, all’improvviso, prendi e le fai quel regalo?

– Eh…

– È la più stronza della nostra classe.

– Eh…

– C’è quella di seconda, che ti viene appresso, che vuole uscire con te…

– Non mi piace.

– Ma che c’entra?
– Eh, non ci riesco.

– Esci con lei, conoscila meglio, parlale. Perché devi dare soddisfazione a quella, invece?

– Non lo so… Ho fatto una cazzata?

– Secondo me, sì. Non ti ho capito.

– Ok.

– Ok, che?

– Ok, ho fatto una cazzata.

– Eh, andavamo almeno due volte al McDonald’s. Offrivi tu a me, strunz.

3.

4:07 da giocare

Underdog sopra di uno

Dopo il canestro del compagno-amico-fratello, la Guardia Underdog ha deciso di improvvisare e di difendere a tutto campo, restando in pressing sul Play dei Campioncini.
Lo vuole snervare, lo vuole sfiancare, vuole che non sia lucido. Parte tutto da lui, è lui che vede e capisce il gioco, è lui che arma i compagni e li mette in condizione di incidere.

Lo aspetta a pochi metri dalla rimessa, fa in modo che riceva e si mette in posizione di difesa: gli occhi sulla palla, il suo corpo tra la palla e il canestro, le gambe larghe abbastanza da essere reattivo e poter balzare velocemente all’inseguimento dell’avversario. Il culo basso per non perdere l’equilibrio, una mano a cercare la rubata, l’altra larga a tenere l’equilibrio. Gli occhi sulla palla, gli occhi sulla palla, gli occhi sulla palla.

Il Play dei Campioncini accusa stanchezza e pressione, non riesce a superarlo facilmente. Rallenta, palleggia un po’ macchinosamente, deve difendere palla e portarla lontano dalle mani avversarie. Perde secondi preziosi. Si stizzisce, cerca di tenere lontano l’avversario con la spalla. Il suo allenatore dalla panchina chiama un blocco, ma i compagni di squadra sono stanchi almeno quanto lui e lo lasciano lì, solo.

Per passare la metà campo vanno via quasi dieci secondi. Quando lo fa, uno degli esterni si smarca lontano da canestro per prendere palla: la riceve.

Intanto il Pivot mastodontico è salito in post alto, vuole palla, vede spazio intorno a sé, vuole fare canestro. L’esterno si gira e gliela vorrebbe dare, ma il Centro Underdog lo marca d’anticipo, gli si piazza davanti in tagliafuori, lo sposta, gli impedisce di appoggiarsi e trovare equilibrio. Il passaggio alle spalle lo copre l’ala.

L’esterno passa palla, riceve l’altra guardia, che poco ci pensa e la gira velocemente al Play, ora libero sul lato debole della difesa. Riceve, si guarda intorno. Ha l’intelligenza cestistica del giocatore già maturo. Potrebbe tirare. Invece no. Aspetta un secondo, finta il passaggio dentro. La difesa collassa sullo scivolamento dei lunghi verso la palla, così resta libero il tiratore sul lato opposto dell’attacco. Il Play guarda il compagno in post alto, poi a due mani fa partire un tracciante che taglia tutto il campo.
Un pallone teso e forte, preciso, tra le mani del compagno, che con pochi secondi sul cronometro di fine azione, si aggiusta e tira con grande pulizia.
Sono i Campioncini, hanno grande tecnica. E un tiro così comodo non lo sbagliano frequentemente. E infatti il ferro non vede il pallone, la retina sì.
Due punti e Campioncini di nuovo sopra.

___

– Non puoi vietarmi di andare all’allenamento…

– Certo che posso.

– Abbiamo una partita fondamentale questa settimana, devo andare!

– Avessi studiato, non avrei avuto da ridire.

– Ma sto studiando…

– Poco e male, anzi uno schifo. Ho preso io quattro alla versione?

– Ma era difficile!

– Non mi interessa.

– Ma tu non l’hai mai fatta una versione, che ne sai?

– Nemmeno questo mi interessa. Il problema non è il voto.

– E qual è?!

– Che la scuola viene prima.

– Prima di cosa?

– Prima di tutto. E prima di tutto devi studiare. Il basket non ti porterà da nessuna parte, è un divertimento.

– Non è solo quello, per me è una passione.

– Se non studi e questi sono i risultati, non mi interessa; è una passione inutile. Il tuo impegno principale è la scuola, lo studio.

– A che mi serve il greco?!

– Lo capirai poi.

– Va bene, papà, ho sbagliato. Scusami…

– Non mi devi delle scuse, devi imparare a rispettare gli impegni.

– Va bene, ma fammi andare all’allenamento.

– Avresti dovuto pensarci prima.

– Ti giuro, studio. 

– …

– Ti prego, fammi andare. È importante!

– No. Questione chiusa. Ti servirà per la prossima volta.

– …

– Devi rispettare gli impegni.

– Anche la squadra è un impegno… Sono responsabile nei confronti del mio allenatore e dei miei compagni.

Quando esce dalla stanza, trattiene le lacrime, perché a quell’età non si piange, se non fieramente. Va in camera e sta seduto sul letto, che trema con lui, come stesse passando il terremoto sotto.

4.

3:50 da giocare

Campioncini sopra di uno.

Urla d’incitamento risuonano dalla tribuna; tintinna forte il campanaccio di una zia. Underdog in attacco.
La difesa dei Campioncini è bassa; seppur preparati fisicamente a dovere, rifiatano anche loro.
Non se l’aspettavano un’accoglienza del genere. Non tanto quella del tifo, quanto quella di gioco.

Il play la porta avanti senza intoppi e osserva il piazzamento degli avversari. Zona due-tre classica. Palleggia centralmente, gli esterni salgono entrambi per cercare di ricevere.

Arriva in palleggio alla linea dei tre punti; il Play dei Campioncini sale in pressing a sorpresa. Il piano tattico cambia improvvisamente.
Una delle guardie salite a ricevere, intuisce, va verso il play per un blocco alto; il play si libera in palleggio, il lungo scopre la sua posizione difensiva per scongiurare una giocata semplice che porti a un canestro facile. Esita il play, che non sa come regolarsi, allora dà la palla alla Guardia, che ha bloccato, che la porta in palleggio e poi apre al ribaltamento sul lato debole, ma questo viene sporcato dalla difesa; pochi secondi alla fine dell’azione. L’esterno dà palla sotto al lungo, che già da qualche secondo è in tagliafuori, in post basso; un palleggio sul posto, poi la partenza sul piede perno, lungo la linea di fondo; supera l’avversario con un movimento sotto canestro, ma arriva l’aiuto difensivo; prima che la difesa si chiuda, vede la Guardia smarcata.
Scarica il pallone fuori. La Guardia riceve, fa un palleggio per portarsi dietro l’arco. Il tiro da tre parte male, il corpo è sbilanciato leggermente in avanti. Ferro.
Facile rimbalzo difensivo dei Campioncini, che hanno difeso bene e sono andati ordinatamente a rimbalzo, mentre gli Underdog sono tutti fuori posizione.
I Campioncini scappano in contropiede, ancora sopra di uno.

___

– Io la amo.

– Eh! Addirittura?

– Sì, me ne vado da lei appena finiamo la scuola.

– Nel senso che ti trasferisci là?

– Sì.

– Mado’, sempre stronzate devi dire.

– Ti giuro. Me ne vado.

– Vabbuo’. Tua madre, tuo padre: tutto a posto? Hanno detto di sì?

– Sì, sì.

– E tu hai deciso così.

– Sì, io voglio stare con lei.

– Amici, basket, l’università…

– Da lì riuscirò a fare tutto. Solo per andare all’università dovrò organizzarmi.

– E noi qua? Vuoi bene solo ai tuoi nuovi amici?
– Che idiota che sei. Mica sto sempre là? Torno pure qua, anzi spesso lo farò.

– Ho capito.

– E che è ‘sto tono acido?

– Ho capito. 

– Cosa?

– Le solite stronzate tue.

5.


3:25 da giocare

Campioncini sopra di uno.

La palla è nelle mani del Play dei Campioncini, che parte in contropiede. Tre contro due.
Tipica situazione provata decine di volte in allenamento. Infatti i compagni di squadra si allargano per ricevere; i difensori tentano di recuperare, uno dei due rimonta sul Play. L’altro corre dietro: difesa a L.
Il Play rallenta la sua corsa, con un palleggio dietro la schiena cerca di scrollarsi di dosso l’avversario. E lo fa, smarcandosi lateralmente. Guarda i compagni. Quand’è ormai pronto al passaggio, il pallone sta rimbalzando basso davanti a lui, fuori dalla sua portata.

Un’ombra rossa segue il pallone. Piegata in avanti, la Guardia degli Underdog recupera la sfera e la stringe al petto con le braccia ad avvolgerla. Protegge palla dagli attaccanti, che sono tornati difensori e corrono di nuovo verso il proprio canestro.
Palleggia e porta palla in attacco. Nuova azione per gli Underdog, Campioncini ancora sopra di uno.

___

– Non abbiamo le chiavi, come entriamo?

– Ma perché? Non lo sai?

– No, non lo sa… non gliel’ho detto.

– Ch’omm ‘e merd… Che cosa non so?
– Vieni e vedi.

– Voglio sapere prima cosa faremo.

– Ma che palle. Vuoi giocare in palestra senza rotture di palle?

– Dipende.

– Statti qua.

– Dipende, voglio sapere prima.

– Saltiamo da un punto. Segreto.

– Saltiamo?!

– Siamo baskettari. Saltiamo sempre.

– E che facciamo poi?

– Tre contro tre con i materassini elastici.

Il cancello esterno è lontano dall’ingresso della palestra ed è sempre aperto, perché la struttura è comunale, sta di fianco a una scuola e resta a disposizione durante la giornata.

Entrare, quindi, non è un problema, ma bisogna stare attenti a non farsi notare da eventuali passanti. Perciò non si entra tutti assieme, ma a gruppetti. E di corsa. Uno scatto di un centinaio di metri, fino ad arrivare al riparo dietro un muro sporgente, che copre la visuale dalla strada.

Dal muro in poi il problema è solo arrivare alla finestra senza grata, che si apre sulla zona laterale della tribuna, quella più lontana dall’ingresso. 

L’operazione richiede diversi passaggi, di varia difficoltà.
Il primo è l’arrampicata. Proprio di fianco al portone di ingresso del palazzetto c’è una ulteriore rientranza, sulla parete dal lato della palestra c’è un tubo del gas, di quelli spessi, bloccato al muro con collari e grossi fisher: lungo quel tubo si può salire sopra un piccolo casotto in muratura. 

– Non ce la faccio a salire, sono troppo pesante.

– Ma statt zitt… Sale il Porco e tu no?

Una volta che sono tutti sopra, bisogna ulteriormente arrampicarsi per arrivare sul tetto vero e proprio, quello all’altezza della finestra. La manovra è meno comoda della precedente. Bisogna aggrapparsi al cornicione, tirarsi su a braccia, agganciarsi con un piede e issarsi.
– Non ce la farò mai.

– Vai prima tu, ti diamo una mano noi da sotto.

Salta, si aggrappa, alza un piede. E si blocca lì.

– Sono troppo pesante.
– Sì tropp scem. Sali sopra!

– Non ci riesco.

Dal basso lo spingono in due. Quando riesce a piegare la gamba che ha portato su, con la spinta dal basso, riesce a rotolare sul tetto.

– E ora?!

– E ora aspetta, che ti facciamo vedere l’ultimo passaggio.

6.

3:12 da giocare

Manca poco alla fine, manca ancora una vita.
La Guardia, in versione play, apre sull’ala.
Un palleggio ad attaccare l’esterno della difesa, chiuso. Torna indietro in palleggio; le linee di passaggio sono difese bene.

Il Play stringe sulla Guardia, il Centro degli Underdog non viene marcato d’anticipo dal Pivot mastodontico, che teme di essere battuto alle spalle e di non riuscire a recuperare.
Il Centro non lo teme. Riceve dall’ala un pallone strano, appena fuori dall’area piccola. Si gira e tira subito. È un falso centro, non è alto abbastanza e ha le mani da guardia.

Il tiro non va, si ferma sul primo ferro, ma forse perché l’aveva intuito, forse l’adrenalina, si fionda a rimbalzo e recupera il pallone senza che gli altri abbozzino un semplice movimento.
Un ciclone che fa, disfa e si rifà. Tira subito da sotto, nonostante il recupero dei lunghi avversari.
La mette dentro e la tribuna salta tutta assieme a lui. Nonne, zii e campanaccio.

Underdog di nuovo sopra di uno.
Il coach dei Campioncini ferma tutto. Timeout.

___

– Bello il tetto, ve’?

Tutto piatto, tutto a blocchi contigui, così come si susseguono i fabbricati sotto.

I ragazzi corrono sul tetto, andando verso la finestra sempre aperta.

– Oh, piano qua, ché dobbiamo saltare.

– Dove dobbiamo saltare?

– Qua.

L’ultimo dei blocchi è staccato gli altri. Non è molta la distanza che li separa. Sarà poco meno di un metro. Il problema è l’altezza. E l’asfalto spaccato dall’erba, che si vede distintamente sotto, ad almeno cinque metri.

– Ma voi siete pazzi…

– Ma muoviti!

E salta il primo. Poi prende la rincorsa il secondo e salta anche lui.

– Hai visto? È una cazzata.

– …

– Ormai non ti conviene tornare indietro.

– Vi odio.

A sorpresa, prende la rincorsa e salta.

– E mo muoviamoci, che voglio schiacciare con i materassi elastici.

7.

2:42 da giocare.
Timeout: 

– Ho sbagliato io. Mi scuso con voi. Play, mi ascolti? Pivot, capito? È colpa mia. Sapete perché? Ho sottovalutato i nostri avversari, non ho preparato bene questa gara. Ammetto le mie responsabilità.
I Campioncini guardano il loro coach come fosse un pipistrello caduto davanti ai loro piedi.
Si aspettavano un timeout di fuoco, di urla belluine. Si ritrovano davanti un uomo remissivo, docile. 

Una tattica, un modo per tranquillizzarli. Il Coach non li ha mai visti così nervosi. 

– Ho sbagliato io e vi ho indotti in errore. Ma il punto non è questo. Il punto è che ora l’unica cosa da fare è non guardare più indietro. Abbiamo un’intera partita da giocare, che dura 2 minuti e 42 secondi. Quello che dobbiamo fare è vincere questa partita. Calmi e ordinati in attacco, stretti in difesa, specialmente sulla Guardia e sul Centro.
2 minuti e 42 secondi. Vincere. Andiamo!

La panchina dei Campioncini brulica, volano incitazioni e pacche a quelli che tornano in campo.

___

– Bene. Finita la partitella, sorpresa.

– Cosa facciamo, Coach?

– Tutti a fondo campo.

– Nooo…

– Tutti a fondo campo!

Tutti sulla linea di fondo campo, i ragazzi partono al fischio. Bisogna toccare con la mano ogni linea orizzontale del campo e tornare ogni volta a fondo campo. Si parte toccando per prima l’altra linea di fondo campo, poi si toccano tutte quelle intermedie, comprese le linee della pallavolo.

– Chi finisce per primo, va a fare la doccia per primo.

I piccoletti partono sparati e si giocano subito la vittoria nel “suicidio”, così da correrlo meno volte possibile. I lunghi e lenti, sapendo già a cosa vanno incontro, se la prendono con grande comodità. Correranno un po’ in più, non è detto che suderanno meno. E anche questo è stato calcolato dal Coach.

8.

2:42 da giocare.
Underdog sopra di uno.
Palla al Play dei Campioncini, pressato dalla Guardia. Supera la metà campo senza troppi patemi e chiama lo schema, proteggendo la palla con il corpo.

L’ala fa pendolo sulla linea di fondo, tagliando sotto canestro per sfruttare il blocco in post basso e ricevere in angolo. Il Play finta il passaggio fuori, ma appena il Pivot mastodontico si gira in tagliafuori offensivo verso la palla, gliela dà alta e forte. Salta appena il bestione, quel tanto che basta per ricevere senza farsi sporcare il pallone. Fa quello che non dovrebbe fare: mette palla a terra per un palleggio, con il quale si appoggia al suo avversario; con il secondo palleggio si spinge ulteriormente verso canestro. Tenerlo fermo non è possibile. Ormai a pochi metri dal ferro, sale in semigancio. Il Centro degli Underdog fa quel che va fatto: tiene la posizione, alza le braccia, cerca di ostacolargli la visuale. Il mastodontico sbaglia il tiro, corto sul primo ferro, ma per sua fortuna il pallone torna nella sua direzione e facilmente lo recupera. Potrebbe tirare, ma vede la difesa collassata su di lui e il Play liberissimo. Scarica fuori.
Il Play riceve piedi a terra. Ha tempo per mettersi in posizione, mirare e tirare in tranquillità. La palla picchia sul secondo ferro e ferisce la rete. Tre punti.
Campioncini sopra di due.
___

La scuola è finita.
Prima di partire per le vacanze, è talmente tanto il tempo libero che la noia abbonda.

Si vedono in piazza i ragazzi, aspettano le ragazze.

Il Centro ha deciso il suo futuro, la Guardia non proprio; non sa quale potrà essere il suo destino. Sa solo che tra le ragazze lui ne vede una, le altre quasi non esistono.

E quel pomeriggio lei ha un vestito bianco a fiori grandi, è di una grazia che pare un miracolo sopra i basoli di pietra vulcanica nera; splende come una spiga bionda nel tramonto.

La Guardia non sa starle vicino. Se le si avvicina, la respinge e la perde un po’ ogni volta.

– Non so come devo fare.

– La devi lasciare andare un po’, non la pensare.

– Io non lo so fare.

– Le ragazze non devi farle sentire importanti.

– Ma lei per me lo è.

– Va bene, ma almeno trattieniti un po’.

– Non lo so fare: o è tutto, o è niente.

– Oh, sei pesante…

9.

2:15 da giocare
La tribuna è come se fosse scomparsa sotto una coperta.
Il play Underdog recupera palla dalla rimessa. L’azione si gioca in un silenzio inspiegabile.
Appena passato il cerchio di centrocampo, si sposta leggermente sulla destra. Ala piccola e Guardia si scambiano la posizione con un taglio profondo al centro dell’area. La Guardia sfrutta un blocco per uscire largo, l’ala sbuca al centro in alto e riceve. Non se la sente di attaccare, non è il suo pallone, e allora lo ribalta sull’altro lato dell’attacco, dove la Guardia esce a ricevere. Subito piedi a canestro, posizione delle tre minacce, come da manuale. Partenza immediata in palleggio verso il centro e avversario battuto. Esce in aiuto il Pivot mastodontico. Arresto della Guardia. Finta di tiro, passo e tiro. Arriva in aiuto il Play, come un falco pellegrino si fionda sulla palla e gliela tocca da dietro. Alla Guardia quasi cade il pallone dalla mano. Non riesce più a tirare, ma riesce a toccarla come fosse un’alzata da pallavolo e a passarla sotto canestro, dove il Centro Underdog si è smarcato e la sta chiedendo.
È un canestro comodo da sotto. È il canestro del pareggio.

___

La mano della professoressa scorre sopra il registro. L’indice ingioiellato sale e scende sulla lista di nomi.
Tra i banchi fremono i ragazzi. Più si stringono nelle spalle, più vicino è il dito al loro nome.

Il dito si ferma. E uno, e due. Il Centro e la Guardia. Interrogati assieme.
Stanno fianco a fianco, come sempre.
Una domanda sul programma attuale: si risponde.

Una domanda sul programma di inizio quadrimestre: si risponde meno.

Una domanda di grammatica: si risponde appena.

Dura il tutto mezz’ora, ma sembra una vita. Quando è finita, tornano nei banchi esausti.
Al cambio dell’ora scappano in bagno.

– Oh, ci siamo salvati oggi.

– Eh, abbiamo risposto a quasi tutto.

– Infatti.

– Infatti.

– Sei e mezzo è buono.

– Sei e mezzo è oro.

– È oro, cazzo!

– Vado a piscia’… È inutile che te lo sgrulli, l’ultima goccia resta sempre dentro.

– Da quanti anni leggi questa frase ogni volta che andiamo in bagno?

– Quattro?

– Eh, sì. 

– E non ti scocci mai?

– Mi annoio spesso, mi scoccio quasi mai.

10.

1:45 da giocare.
Parità.

Palla ai Campioncini, che attaccano. Palla al Play, che la gioca volutamente con calma.
– Ragioniamo – urla ai suoi, prima di arrivare nella metà campo avversaria.
La Guardia lo marca, lo aspetta a tre quarti di campo, ma non lo pressa.

Il Play chiama lo schema.

I compagni si piazzano, movimenti incrociati dell’esterno con il lungo corrispettivo. Il Play difende palla dall’attacco del difensore, la porta verso l’esterno e dà palla alla guardia, che è uscita bene dal blocco, ma si ritrova subito l’avversario in marcatura stretta. Non ha spazio per muoversi liberamente, né per battarlo in palleggio; allora ridà palla al Play, che ha già valutato la giocata da fare, riceve e subito smista il pallone dentro al Pivot, che è salito in post alto.
Il bestione riprova con l’ancata, il Centro underdog regge l’urto, ben piantato sui piedi.
Il mastodontico fa un passetto verso l’area e si alza in semigancio, come fosse Jabbar, solo molto meno smilzo: ferro. La palla torna verso il centro dell’area.
Corre a rimbalzo il Play dei Campioncini. Salta in terzo tempo, fa sua la palla. Atterra e rimbalza in alto in un battito di ciglia; prova il tiro dai tre metri, mentre la Guardia lo insegue e tenta di disturbarlo.
L’occhio che segue il pallone dopo il tiro percepisce qualcosa di strano nella traiettoria. Il tiro si sgonfia e si piega di lato: il Centro Underdog è arrivato a stopparglielo con una torsione del tronco, allungando la mano sinistra.
Sulla palla vagante è quasi rissa. L’ala Underdog si tuffa assieme all’ala dei Campioncini e riesce a coprire il pallone, tenendolo fuori dalla contesa. Quando l’avversario si allontana, dà la palla al suo play per una nuova azione.
Ancora parità.

___

– Ma ti sei messo a fumare?

– Io?

– No, io.

– Ja, che stai dicendo?

– Ti sei messo a fumare? Che cazzo ti è venuto in testa?

– Ma no, ma quando mai…

– Com’è possibile che non me ne sono accorto? Quando fumi, scusa?

– Infatti, è ‘na sigaretta ogni tanto, giusto per sfizio dopo i corsi di recupero.

– Che strunz…

– Ma che fa?! Ma fumano tutti quanti. Una ogni tanto non fa niente.

– Il fumo fa male, non devi fumare, fa venire il cancro.

– Ua, giusto a me? 

– E poi abbiamo gli allenamenti, il fumo ti danneggia.

– Mi sembri mio padre.

– “Mi sembri mio padre”.

– Eh, ma che vuo’? Fumo ogni tanto, non fa niente.

– Sì strunz.

– Oh, ma ch cazz vuo’?!

– Strunz…

È quando arrivano gli spintoni, perché sono finite le argomentazioni, quindi anche le parole, che resta solo la delusione, di essere stato escluso dalla confidenza per uno e di avere avuto paura di mostrarsi debole per l’altro.

– Abbiamo le finali tra poco, che cazzo.

– Non mi succede niente per qualche sigaretta.

– Ma a che ti servono!? Che cazzo…

11.

1:18 da giocare.
Ancora parità. Underdog in attacco.

Dopo una stoppata, una palla vagante e una nuova azione; i fischi, le urla e il campanaccio: la tribuna torna viva e spinge i ragazzi.

Il play Underdog palleggia con calma e porta palla in avanti. Non c’è pressione su di lui. Col tempo che stringe vengono meno anche le forze. I dieci in campo sono stanchi. Nessuno dei due coach, però, pensa di fare cambi ora. Quelli in campo sono quelli di cui non ci si può privare.

Ragiona il play. Sa che si aspettano un tiro della Guardia o del Centro. Sono loro due i terminali offensivi solitamente. Chiama lo schema speculare: i due esterni tagliano sotto canestro a prendere il blocco dei lunghi, che poi si aprono verso il centro dell’area. Gli esterni salgono alti, è il play a decidere chi premiare. Riceve l’ala, che prova la partenza incrociata e la penetrazione verso il centro. La difesa si compatta bene, l’ala torna indietro in palleggio, ridà palla al play, che la gira subito dentro al Centro. Un palleggio spalle a canestro, non ci sono spazi. Palla fuori alla Guardia, che è marcata stretto. La gira di nuovo fuori al play, che si sposta in palleggio dal lato opposto. Arrivato al centro del campo, finta di passarla, la difesa abbocca. Con un arresto improvviso si libera spazio per il tiro da tre.
La scelta è ottima, il tempo per il tiro pure. Sono le gambe che mancano. E la palla si ferma al primo ferro, cadendo tra le mani del Pivot mastodontico, che recupera il rimbalzo senza sforzo.

Ancora parità.

___

– Il mio record è di 96 su 100 in allenamento.

– Ua, e come si fa?

– Bisogna tirare. Sempre.

– La fai facile tu, Coach.

– Non è facile, è noioso, ma deve diventare automatico. Solo così funziona.

– E quanti tiri liberi dovremmo tirare in allenamento per arrivare al 90%?

– Almeno 100 a ogni allenamento, più qualche mattinata in cui vi esercitate al tiro.

– Eeeeee, vabbe’.

– Eh, certo che va bene. Se fate così, prima o poi arrivate a tirare i liberi con il 90%. Garantito al 100%.

Risata generale.

– Esercitatevi voi ora, che ne avete bisogno, scarsoni.

– Secondo me, il trucco è ripetere sempre lo stesso movimento.

– Grazie, veramente. Davvero illluminante.

– Sce’, capisci: sempre lo stesso movimento, isolarsi dal resto, pensare solo al proprio corpo.

– Sì.

– La postura, la frase come Karl Malone, il respiro. È molto importante anche il respiro.

– Non hai mezz’ora per tirare un libero.

– Stammi a sentire, è una routine. Sempre uguale, sempre uguale, sempre uguale.

– “Sempre uguale”… Facciamo così. Se tanto ti piacciono, tirali sempre tu.

– No, no, allenati pure tu, che ti fanno un sacco di falli. Vado io sotto a passartela, tu tira.

12.

1:00 da giocare

Ancora parità

Attacco dei Campioncini con palla al Play, che prova ad avviare velocemente l’azione. Vorrebbe avere la certezza di giocare anche l’ultima azione, ma è pressato a tutto campo.
La stanchezza genera confusione e si vede qualche tentennamento nel suo palleggio. La Guardia, che lo marca forte, lo segue dappertutto, sposta il corpo per impedirgli di andare dove vorrebbe, mette le mani a ogni cambio di direzione, a ogni incrocio del palleggio. Gliela sporca, a momenti gliela fa perdere. Scivola davanti a lui, scatta se quello accelera.
Gli ultimi sforzi per l’ultimo minuto.

La palla arriva all’ala con una certa fatica, l’ala tentenna perché questo tiro non vuole prenderselo e allora la dà al Pivot mastodontico, che mette ancora una volta la palla al sicuro grazie alla sua mole; la tiene, ma è marcato bene e dovrebbe forzare la giocata. Ci pensa, poi opta per lo scarico laterale; l’ala va in penetrazione fulminea. Tutti sorpresi in difesa. Arriva al ferro, si protegge col corpo, tira fuori equilibrio, ma le braccia della difesa si sono mosse male: fallo e due tiri liberi.

I tre difensori e i due attaccanti prendono posizione attorno all’area piccola.
L’ala si mette in lunetta, riceve palla dall’arbitro. Palleggia con calma, carica il tiro.
Palla cortissima. Il tiro della paura.
Intanto dalla panchina degli Underdog il Coach dà dritte ad alcuni dei suoi sulle giocate da fare. Informazioni secche, dirette. Li scuote dalle spalle.

– Siete arrivati fin qua. Dovete vincere ora. Concentràti, decisi!
Il secondo libero va dentro.
Campioncini sopra di uno.

Time out Underdog.

– Guardate quanto manca. Guardate il punteggio. Voglio sapere da voi se potete vincerla, questa partita.

Silenzio.

– VOGLIO SAPERE SE POTETE VINCERLA!

– … Sì…

– Sì…

– Sì, cazzo! Potete vincerla! Dobbiamo vincerla! Altre due azioni. Date tutto, metteteci tutto! Un’azione in attacco, un’azione in difesa. Segnate il prossimo canestro. Difendete dopo come se ci fosse un muro tra loro e il nostro canestro, la nostra casa. Dai, cazzo!

– Three, two, one. GO!

___

– Ho trovato un quaderno tra i giocattoli.

– Sì? Mi passeresti lo zucchero…

– Sì. Tieni.

– Cosa ha di particolare questo quaderno?

– È pieno di numeri.

– Ah, genio matematico?

– No, non credo. Ci sono anche dei nomi di città, parole in una sorta di inglese.

– Sarà un quaderno degli esercizi?

– E lo lascia a casa durante il giorno, secondo te?

– Non lo so, chiedo.

– Va in terza elementare, i quaderni li porta a scuola.

– Ok. Hai ragione.

– È strano. Sembrano punteggi di partite. Intere pagine.

– Gioca sempre con quel canestrino che ha appeso all’armadio. Magari è quello.

– Potrebbe essere. 

– Magari è un campionato.

– Bah… L’unica parola scritta è “Magic”.

– Come Magic Johnson? Il giocatore?

– Potrebbe essere. Bravo.

– Visto? Il caffè mi fa bene.

13.

0:40 da giocare.

Campioncini sopra di uno.

Palla al play.

La tribuna sembra una foresta durante il temporale.

Schema, blocco del lungo per fare ricevere palla alla Guardia. Ricezione a sinistra. Piedi a canestro. Tutta la difesa è lì che aspetta. La Guardia la ridà velocemente al play, tutta la difesa si fionda al centro, ma il play la rigira alla Guardia, che si butta dentro in palleggio in missione speleologica. Terzo tempo, salto in sospensione. Aiuto del lungo avversario, traiettoria di tiro chiusa, ma la Guardia sa che a seguire quel movimento, pronto in automatico, più veloce del Pivot mastodontico che lo marca, sta arrivando il Centro a rimorchio. Prima di mettere i piedi a terra, in una frazione di secondo vede le mani dell’amico pronte a ricevere, gli dà la palla sotto canestro, mentre cade e rotola a terra sulla schiena. Il Centro la butta dentro in un lampo, nemmeno il tempo di subire fallo.

E la tribuna trema, tuona.
Underdog sopra di uno.

___

– Caserta, Napoli, Salerno, Benevento, Avellino: tutti i capoluoghi, in pratica.

– Sai che palazzetti?

– Sicuramente hanno il parquet.

– Ma sicuro proprio.

– Mica il linoleum nostro…

– Eh, che ci restiamo piantati sopra a ogni cambio di direzione.

– Io ho pure il morbo di Osgood-Schlatter…
– Mado’, tu e ‘sto morbo…

– È vero! È invalidante! Tutta la mia famiglia ce l’ha.

– Hai rotto il cazzo. Muoviti, che perdiamo l’autobus.

L’autunno, che riporta i ragazzi a scuola e gli zaini sulle spalle, mantiene caldo il primo pomeriggio, reso tollerabile solo grazie al vento fresco che arriva da mare.

– Certo che una cosa è vincere il girone provinciale, un’altra è andare a giocare contro tutte queste squadre. Ci sono ragazzi che sono stati convocati in nazionale giovanile.

– E che ce ne frega… Perché? Hai paura?

– Un po’ sì.

– Tu sei forte, anche se non sei alto.

– Sì, vabbuo’.

– Veramente. Non hai niente da temere e poi sei uno stronzo.

– Muoviti, che sta arrivando l’autobus, lo vedo in lontananza.

– Cambia discorso, sì, ma tanto lo sai che è vero.

– Che cazzo significa “sei uno stronzo”?

– In campo. Sei stronzo. 

– Non ho capito se è un complimento.

– Per me lo è.

– Vabbuo’… Fermata, grazie.

14.

0:20 da giocare

– Stiamo alti a pressare! – è l’urlo dalla panchina.

Il Play dei Campioncini riceve a fatica, la difesa sta tutta alta. Quando riceve, resta solo la Guardia a mettergli pressione, che sta bassa sulle gambe, lo segue a ogni cambio di direzione. Le braccia larghe cercano il pallone. Sono tutti e due stanchi, come pugili all’ultima ripresa. Il Play va in virata, la Guardia lo segue e gli chiude la strada. Il Play lo supera di slancio, ma subito rifiata. La Guardia recupera e riprende la posizione.
Quando il Play arriva a metà campo, alza la testa per guardare il posizionamento dei compagni. Un attimo di distrazione, la Guardia gli sfiora il pallone. Il Play difende palla, mettendo davanti la mano debole. Alza di nuovo la testa, indugia un istante di troppo. Perché la Guardia sta puntando a rubargliela, quella palla. Lo vede incerto, vede solo il pallone. E quando si accorge d’istinto che il Play è stanco e sta palleggiando un po’ più alto e ha esposto palla dietro di sé, punta il piede sinistro a terra e si lancia in avanti con la mano destra.
Come un incantatore di serpenti col bastone, s’allunga dritto e gli toglie palla. Il Play perde l’equilibrio, la Guardia carpona per un paio di passi, poi si rialza. Un palleggio, due, al terzo chiude il palleggio e va in terzo tempo. Quando stacca col sinistro e va a canestro in sottomano, il salto gli sembra non finire mai, come un volo sopra la tribuna, sopra la città.

La palla tocca il tabellone e carezza la retina.

Underdog sopra di tre.

___

– Io vomito

– Schifo…

– Ti giuro. Altri dieci gradoni e vomito.

– Speriamo di finire presto.

– No, io non ce la faccio più.

Da lontano la voce del coach:

– Altra serie. Fino all’ultimo gradone. VIA!

Saltano i ragazzi come rane troppo cresciute. I bacini bassi quasi a toccare il pavimento, poi via in alto a saltare ogni gradone, che è alto tre gradini standard.

– Vomito qua.

– Va bene, come gli antichi romani. Poi dopo andiamo al Mac. C’è la promo sui cheeseburger.

– Non ci possiamo fare una pizza?

– Ma mangiamo solo pizza!

– Vabbe’, ci facciamo la singola…

– … e non il solito mezzo metro a testa.

Da lontano:

– Oh! Partiamo o no!?

– Anche pizza e cheeseburger, eh…

– Infatti. Anche.

15.

0:07 da giocare.

Underdog sopra di tre.
Gli Underdog corrono tutti in avanti assieme agli avversari, che sono rimasti fuori posizione. La rimessa viene battuta a fatica. Tra il casino dalla tribuna e le braccia dei difensori che si agitano, i Campioncini sono come tramortiti.
Palla nell’angolo al Play, che esce a fatica in palleggio in mezzo a due. Dà una palla lenta e alta al Pivot mastodontico, che si è piazzato a metà campo furbamente per aiutare i compagni. Si gira macchinosamente, marcato stretto dal Centro Underdog. Pochi secondi alla fine. Apre sulla guardia, che è lì di fianco. Un palleggio in avanti, terzo tempo e tiro da metà campo.
La parabola quasi tocca il soffitto, poi si abbassa e si stampa sul tabellone come uno schiaffo.

Sirena. È finita.
Stretti in dodici a centrocampo, gli Underdog saltano e si spingono e cantano.

È solo una partita, è solo un campionato giovanile. Non è solo pallacanestro.

___

– Vieni a casa mia e giochiamo?

– Mamma, posso andare a casa sua a giocare?

– Certo.

– Tu che giocattoli hai?

– Ho i dinosauri, ho i Transformes, ho la Nintendo…

– Che cos’è la Nintendo?

– La Nintendo è una console per giocare ai videogiochi.

– Come il Commodore?

– Molto più bella.

– Molto più beeellaaa?

– Molto di più! C’è pure Super Mario.

– E chi è Super Mario?!

– È un gioco bellissimo di un eroe con i baffi. Io lo chiudo senza fischietti.

– Ma allora sei bravo?

– Sono molto bravo, sì.

– Mamma, quando posso andare a giocare a Super Mario?

– Adesso le mamme si organizzano, poi state assieme un pomeriggio e giocate, va bene?

– Sì!

– Adesso, forza, saluta. Dobbiamo ancora comprare i quaderni con le righe, ché domani dovete fare le paginette.

– Ciao!

– Ciao!

– Di’: “Ci vediamo domani”

– Ci vediamo domani!

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